L’ospitalità cambia volto: a Milano un confronto tutto al femminile ridisegna il futuro del “fuori casa”

Il Gruppo Donne Imprenditrici FIPE-Confcommercio ha acceso i riflettori su leadership, innovazione e nuovi modelli di welfare. Nell’ambito di TUTTOFOOD 2026 — la principale manifestazione internazionale B2B dedicata all’agroalimentare in corso a Fiera Milano Rho — si è svolto il talk “Women. Fuori Casa. Future.”, appuntamento che ha rappresentato un momento centrale nella riflessione sul futuro dell’ospitalità italiana.

Ospitato nel Padiglione 6, all’interno della Mixology Area, l’incontro ha riunito alcune delle figure più autorevoli della scena gastronomica nazionale, evidenziando come il settore dei pubblici esercizi stia attraversando una profonda trasformazione strutturale e culturale.

Il contesto è quello di un comparto dalle dimensioni imponenti. Secondo i dati elaborati da FIPE-Confcommercio e presentati durante la manifestazione, il mercato italiano del “fuori casa” vale quasi 100 miliardi di euro di consumi — per la precisione 99,9 miliardi nel 2025 — generando un valore aggiunto pari a 59,3 miliardi di euro.

Numeri che raccontano però anche le difficoltà di un settore composto da 324.436 imprese e segnato da un forte calo occupazionale: nel 2025 gli addetti superano di poco il milione, con una flessione del 10,3% rispetto all’anno precedente, mentre una azienda su due fatica a reperire personale qualificato.

È in questa sorta di “tempesta perfetta” — tra aumento dei costi delle materie prime e calo della produttività — che il ruolo dell’imprenditoria femminile assume un valore sempre più strategico.

Ad aprire i lavori è stata Valentina Picca Bianchi, presidente del Gruppo Donne Imprenditrici FIPE-Confcommercio e fondatrice di Whitericevimenti. Da poco riconfermata alla guida del Comitato Impresa Donna presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Picca Bianchi ha delineato una visione nella quale le donne non rappresentano più soltanto una risorsa operativa, ma un motore di politica industriale.

«L’imprenditoria femminile non può più essere considerata un capitolo separato, ma deve diventare un pilastro trasversale delle politiche del Paese», ha dichiarato, sottolineando come la riduzione del gender gap sia ormai una scelta strategica per la competitività.

Il panel, moderato dalla giornalista ed esperta di gastronomia Anna Prandoni, ha offerto una panoramica trasversale lungo tutta la filiera.

Sul fronte della creatività e della gestione d’impresa, la chef e imprenditrice contemporanea Viviana Varese ha portato l’esperienza di chi trasforma la tradizione in innovazione quotidiana. Accanto a lei, Francesca Bardelli Nonino ha raccontato come la comunicazione digitale stia ridefinendo l’identità territoriale, mentre Sonia Re ha indicato nella formazione la leva indispensabile per colmare il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro.

A rappresentare il fronte dell’advocacy è stata Fabiana Romano, presidente di Dominae, che ha evidenziato un forte squilibrio: «Nel settore HoReCa le donne rappresentano oltre il 60% della forza lavoro, ma solo il 20% siede nei consigli di amministrazione. Nelle cucine, appena il 19% degli chef stellati è donna». Citando il Global Gender Gap Report 2025, Romano ha ricordato che, ai ritmi attuali, serviranno ancora 123 anni per raggiungere la parità di genere a livello globale. «Nessuna di noi — né le nostre figlie o nipoti — vedrà quel mondo. Dobbiamo costruire un ecosistema in cui le donne non chiedano spazio: se lo prendano con competenza e determinazione».

Ampio spazio è stato dedicato anche alla gestione delle risorse umane con l’intervento di Martina Testa. A completare il panel, Marta Cotarella e Ilenia Ruggeri hanno rappresentato rispettivamente l’eccellenza nella formazione e la solidità del comparto beverage.

Dal confronto è emerso con chiarezza come innovazione tecnologica, sostenibilità e nuovi modelli di consumo — a partire dalla crescita del delivery — stiano costringendo il settore a ripensarsi dalle fondamenta. In questo scenario, la leadership femminile appare non soltanto uno strumento di resilienza, ma un fattore decisivo per coniugare efficienza produttiva e un nuovo paradigma di welfare e benessere lavorativo.

Come sottolineato anche durante TUTTOFOOD 2026, la grande sfida del “fuori casa” italiano sarà trasformare la passione — che oggi motiva il 41% degli imprenditori del settore — in una professione strutturata e attrattiva per le nuove generazioni. E in questo cambio di passo, le donne sembrano avere già preso il volante.

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