Lo scorso 4 novembre il Pavillon Wagram, nel cuore elegante del XVII arrondissement, è diventato per un giorno il teatro di un’alleanza destinata a restare negli annali del vino italiano: per la prima volta Barolo ed Etna, due tra i terroir più celebrati e distanti del Paese, hanno scelto di presentarsi insieme nella capitale francese con “Barolo & Etna”, una degustazione riservata a professionisti, importatori e stampa che ha registrato il tutto esaurito già settimane prima e che ha visto trenta cantine – quindici per ciascuna denominazione – raccontare, bicchiere alla mano, la forza di un’idea comune di eccellenza. L’evento, patrocinato dal Consolato Generale d’Italia a Parigi e sostenuto dalla Strada del Barolo, dal Consorzio di Tutela Etna DOC e dal Consorzio di Promozione I Vini del Piemonte, ha trasformato una sala ottocentesca in un itinerario sensoriale tra le vigne vulcaniche del vulcano siciliano e le colline nebbiose delle Langhe, dimostrando come il Carricante e il Nerello Mascalese da un lato e il Nebbiolo dall’altro possano parlare lo stesso linguaggio di mineralità, longevità e fedeltà al luogo anche a migliaia di chilometri di distanza.
Dalle 13 alle 18 oltre centocinquanta etichette sono state versate in una walk-around tasting affollatissima mentre due masterclass sold-out condotte dal sommelier britannico Alexandre Fréguin – una sui versanti e le contrade dell’Etna, l’altra sulle Menzioni Geografiche Aggiuntive e le annate del Barolo – hanno offerto ai professionisti francesi una lezione di profondità e diversità italiana; in serata, al ristorante Le Petit Sommelier, una cena per la stampa impreziosita da lamelle di Tartufo Bianco d’Alba offerte dall’Ente Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba ha chiuso la giornata con la sensazione che qualcosa di nuovo fosse davvero nato.
Tra le cantine etnee come Benanti, Pietradolce, Graci, Tenuta delle Terre Nere, Federico Graziani e Tenute Bosco e aziende delle Langhe come G.D. Vajra, Ettore Germano, Parusso, Rocche Costamagna e Podere Ruggeri Corsini si è respirata un’atmosfera di collaborazione rara: non competizione ma dialogo, non primogeniture ma riconoscimento reciproco di due modelli produttivi che, pur lontanissimi geograficamente, condividono la stessa ossessione per l’autenticità e la stessa tensione verso il futuro sostenibile. «Mondiamo le distanze e affermiamo una visione comune», ha dichiarato Francesco Cambria, presidente del Consorzio Etna DOC, mentre Lorenzo Olivero, presidente della Strada del Barolo, ha parlato di «fare squadra come unica strada vincente sui mercati internazionali» e Nicola Argamante, a capo del Consorzio I Vini del Piemonte, ha ricordato come Parigi, con la sua concentrazione di ristoranti stellati e wine bar innovativi, resti «il banco di prova più severo e più ambito per i nostri fine wines».
L’alleanza Barolo-Etna, nata da anni di visite reciproche e degustazioni condivise, si è rivelata non solo un evento ma una vera dichiarazione strategica: in un momento in cui il vino italiano cerca una narrazione più unitaria e autorevole sui mercati globali, due delle sue denominazioni più identitarie hanno scelto di presentarsi con una voce sola, dimostrando che la forza del Made in Italy enologico passa oggi attraverso la capacità di fare sistema senza perdere la propria unicità.


