Quando e come nasce Dino Zoli Textile?
Dino Zoli Textile è l’azienda capostipite di Dino Zoli Group, fondata da mio padre Dino Zoli nel 1972 a Forlì. Il cuore dell’attività aziendale è la ricerca, lo studio, la progettazione e la realizzazione di tessuti d’eccellenza per il rivestimento di mobili imbottiti per diversi settori, tra cui Interior Design, Contract, Nautica e Hotellerie. Oggi l’attività del Gruppo è molto diversificata e questo in primis grazie all’entusiasmo e alla curiosità di mio padre e poi anche per l’ingresso mio e di mio fratello che ha dato un’ulteriore spinta. Oggi la società produce e commercializza tessuti per arredamento in ampie gamme diversificate per tipologie, pronte per essere consegnate velocemente, uno degli aspetti del servizio che rappresenta la nostra forza. Abbiamo una partecipata in Brasile, Dino Zoli Brasil, avviata da mio padre negli anni’90 per la commercializzazione di tessuti per l’arredamento sviluppati in Italia sia in Brasile che nel mercato sudamericano. Nel 2000 abbiamo aperto la Galleria Dino Zoli Arte, nel 2007 la Fondazione Dino Zoli dedicata all’arte contemporanea, nel 2008 la Società agricola I Sabbioni, nel 2011 abbiamo rilevato un’azienda di Ravenna specializzata in illuminazione e sistemi integrati e abbiamo fondato la DZ Engineering. Infine, nel 2020 abbiamo costituito la Dino Zoli Group Holding che raccoglie tutte le varie aziende.
È evidente che mettete molta passione in quello che fate e molta attenzione al rispetto del pianeta che traducete nella scelta dei materiali delle vostre collezioni.
Per noi la salvaguardia e il rispetto dell’ambiente sono valori fondamentali della nostra filosofia. E proprio in relazione a questo tema abbiamo progettato la collezione REspect, che comprende tessuti composti da filati creati con materie prime di recupero, non provenienti da fibre vergini, resistenti e duraturi nel tempo. Frutto di un’approfondita ricerca, per la collezione REspect abbiamo studiato un’eco-progettazione con lo scopo di produrre e distribuire tessuti di qualità, sintesi di stile, comfort e sostenibilità per stimolare, in maniera sempre più incisiva, la crescita e lo sviluppo di un’economia circolare. In aggiunta a questo, per evitare qualunque spreco, abbiamo realizzato all’interno della nostra sede di Forlì uno spazio adibito alla vendita esterna di rimanenze ed esuberi di tessuti, alcuni anche sapientemente trasformati in manufatti, per idee regalo creative e originali. È uno spazio a disposizione non solo dei dipendenti dell’azienda ma anche di visitatori esterni, amanti del fai da te, che utilizzano gli esuberi per dare vita a creazioni uniche. Questi stessi materiali, come anche la carta che esce dal processo di stampa, dopo aver trasferito il pattern sul tessuto non è più riutilizzabile, vengono donati anche ad associazioni di volontariato, enti no profit, parrocchie, cooperative sociali operanti in diversi settori così come alle scuole del territorio con un duplice obiettivo: da una parte, educare a non sprecare, dall’altra a insegnare le antiche arti manuali. In collaborazione con la Fondazione Dino Zoli abbiamo realizzato diversi eventi dedicati alla sostenibilità, una mostra di Recycled Art e 5 talk, uno di questi focalizzato sull’impatto che ha l’industria tessile sull’ambiente. La mostra virtuale e le registrazioni dei talk sono disponibili sul sito www.fondazionedinozoli.it . Infine, ogni nostro edificio è dotato di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia green.

Siete vicini al mondo dell’arte e al sociale nelle vostre attività. Ci racconta?
Come dicevo prima, abbiamo aperto nel 2000 la Galleria Dino Zoli Arte e nel 2007 la Fondazione Dino Zoli dedicata all’arte contemporanea. Un elemento che ci contraddistingue è la profonda interazione e la stretta connessione fra l’attività di impresa e quella di queste due realtà dove convogliamo la passione per l’arte e tutti i progetti legati al sociale. In questo modo nascono importanti stimoli bidirezionali come nel caso della mostra “Trame esplorative, un viaggio attraverso l’arazzo”, visitabile fino allo scorso 16 marzo, poi prorogata al 19 aprile per il grande successo di pubblico che ha riscosso, in cui la tecnica tessile dell’arazzo è stato il mezzo di espressione di importanti artisti, storici e contemporanei, e designer. Un altro importante ambito di utilizzo della Fondazione Dino Zoli riguarda le iniziative in campo artistico a 360°, e in quello della ricerca e divulgazione di temi sociali quali il rispetto dell’ambiente, la parità di genere e l’inclusione. A questi progetti, che rappresentano un obiettivo perseguito dall’azienda, tengo molto anche da un punto di vista personale. Ritengo infatti che le imprese siano un elemento fondamentale della società ed abbiano il compito di assolvere a questo ruolo con grande e costante impegno.

Cosa è per lei il Made in Italy?
Il Made in Italy a mio avviso non è solo un’indicazione di provenienza, né si esaurisce nel semplice atto di produrre in Italia. È un modo di essere, un’attitudine che fonde saper fare, ingegno e visione. La nostra capacità di creare la “bellezza” nasce da un equilibrio unico tra artigianalità e innovazione industriale, tra il rispetto di una tradizione millenaria e la ricerca costante di soluzioni nuove, capaci di unire stile, gusto e creatività. Ciò che rende davvero unico il Made in Italy è la sua flessibilità, la capacità di trasformare vincoli e ostacoli in opportunità, ciò diventa un vantaggio competitivo. È la spinta a raggiungere l’obiettivo con determinazione, senza mai rinunciare alla qualità e all’identità che ci contraddistinguono. Per questo, tradirne i principi significherebbe svuotarlo di valore, compromettendone irrimediabilmente l’essenza. La vera cifra del Made in Italy risiede nell’idea: pensata, studiata, approfondita e poi realizzata con cura. Perché dietro ogni prodotto c’è un processo di ricerca, una visione che diventa materia, un’armonia di forme, colori e dettagli che porta con sé l’eccellenza di una cultura capace di emozionare e durare nel tempo.





