Valtur: quando un marchio diventa patrimonio collettivo

Ci sono brand che travalicano la dimensione del semplice logo per diventare veri e propri capitoli della storia collettiva, definendo un “prima” e un “dopo” nell’immaginario delle persone. Valtur, con i suoi 50 anni di narrazione rivoluzionaria nel turismo, è oggi ufficialmente Marchio Storico di Interesse Nazionale – un riconoscimento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che lo colloca accanto a icone come Alessi e Ducati, a testimonianza di un percorso che ha plasmato il concetto stesso di vacanza all’italiana. Il Gruppo Nicolaus, che nel 2018 ha fatto di Valtur il perno della sua strategia nell’hospitality di lusso, celebra questo traguardo come coronamento di una storia fatta di coerenza valoriale, storytelling visionario e quella capacità unica di anticipare i desideri dei viaggiatori. “Scoprivamo con stupore che le nostre campagne recenti erano l’evoluzione naturale del DNA del brand”, racconta Sara Prontera, Marketing Director di Nicolaus, sottolineando come il marchio abbia mantenuto intatta la sua forza identitaria attraverso cinque decenni di trasformazioni sociali.

Dietro questo riconoscimento c’è un meticoloso lavoro di archeologia brandica: centinaia di reperti – dai cataloghi anni ’70 alle campagne con il rosa Schiaparelli, dal mitico claim “Finalmente” alle foto d’epoca con Fiorello – hanno ricostruito la mappa di un’icona che ha fatto dell’Italian Lifestyle la sua bandiera. Oggi, mentre Valtur si reinventa come hospitality company con progetti come il Cristallo Ski Resort a Cervinia o la sponsorizzazione della Brindisi Basket, il certificato storico non è un punto d’arrivo ma un trampolino. “Siamo solo all’inizio di un nuovo capitolo”, annuncia il Presidente Roberto Pagliara, con lo sguardo già rivolto a future sfide. Perché se c’è una lezione che Valtur ci ha insegnato, è che i veri miti non appartengono al passato: sono quelli che sanno continuare a raccontare il nostro presente.

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