“Resistenti al buio” di Federica Introna

“Resistenti al buio” di Federica Introna è la terza silloge poetica della scrittrice e filologa barese, già autrice delle raccolte “Terre di Sole” (Il Filo, 2007) e “Sull’orlo del cerchio” (Stilo Editrice, 2014).

Ha anche pubblicato dei saggi di letteratura classica, tra i quali si ricorda “La retorica nell’antica Roma” (Carocci, 2008), e i romanzi storici “La Congiura” (Newton Compton, 2017) e “La regina guerriera” (Tre60, 2021). “Resistenti al buio” è divisa in quattro sezioni – Resistenti al buio, Camminare insieme, Cieli di libertà e Dal mare ai sassi; ciò che più caratterizza questa raccolta è il fatto che l’autrice abbia voluto ambientare le sue liriche nella contemporaneità, avendo un occhio di riguardo per le tematiche sociali più dibattute, e allo stesso tempo abbia legato alcuni dei significati che emergono nelle poesie alle vicende relative alla mitologia classica, proponendo degli originali parallelismi.

Nella prima sezione dell’opera si trovano le liriche più strettamente collegate ai nostri tempi, e alle vili azioni che stanno distruggendo la nostra società e il nostro mondo. Sono le poesie più drammatiche, in cui l’autrice esprime maggiormente il suo interesse per le tematiche sociali. Vi sono quindi liriche di denuncia in cui si parla della violenza sulle donne, della crudeltà verso gli animali e della distruzione del nostro ambiente. Alcuni componimenti sono scritti assumendo punti di vista insoliti, come accade nella lirica “Il mio lockdown”, in cui un leone si rallegra per la sparizione degli esseri umani dai suoi territori, in quanto chiusi in casa durante le fasi più difficili del coronavirus. Nella seconda sezione, l’autrice affronta la tematica dell’amore, smitizzando però questo sentimento e mostrando la cruda realtà che si può celare dietro una relazione amorosa. Sono liriche amare, in cui si sottolinea spesso la forza delle donne come quando, in “Penelope governa”, sono spariti gli eroi tra cui Odisseo, mentre Penelope ha cacciato da sola i proci, impossessandosi del trono – «… E pur col pianto che bagna le ciglia nere, al sole d’Itaca governa». Nella terza sezione, la più ricca di speranza, è la bellezza del cosmo a venire cantata nella sua straordinarietà: in particolare il cielo, la luna e le stelle diventano i protagonisti di liriche emozionanti, in cui i sentimenti umani acquistano connotati positivi proprio in relazione a questi elementi celesti. Nell’ultima sezione dell’opera, l’autrice ci parla di ciò che considera uno dei più grandi valori: l’attaccamento alle proprie radici. In queste poesie, tutte intitolate con i nomi dei luoghi in cui la poetessa è nata e ha vissuto, è espresso il suo amore e la sua nostalgia per la terra natìa, e per quelle sensazioni e quelle atmosfere ormai perdute. Federica Introna ci regala dei versi che parlano di resistenza e di coraggio, presentando un’opera incentrata sulla complessità della condizione umana che invita alla riflessione, e che ci ricorda l’importanza delle nostre memorie.

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