La ricerca italiana sulla qualità dell’aria indoor: un’eccellenza a livello europeo e internazionale

Quello sulla qualità dell’aria indoor è un argomento molto complesso, ma al tempo stesso essenziale per la nostra vita quotidiana dato che trascorriamo almeno il 90% del nostro tempo in ambienti di vita e di lavoro non industriali in cui l’aria è fino a 5 volte più inquinata di quella esterna con inevitabili ripercussioni sulla salute e sul benessere delle persone perché associata a malattie respiratorie, asma, allergie, malattie cardiovascolari e cancro. Delle 7 milioni di morti premature ogni anno associate all’inquinamento atmosferico, almeno 4 milioni sono causate dall’inquinamento indoor. Ne parliamo con Gaetano Settimo, Presidente della SIIAQ, Società Italiana Indoor Air Quality.

Dott. Settimo, si comincia a parlare di qualità dell’aria indoor. Perché è importante?
Perché è all’interno degli ambienti chiusi generalmente indicati con il termine inglese indoor che tutti noi trascorriamo le nostre giornate, da quelli in cui si abita, si lavora, si studia, si fa attività sportiva, ci muove o ci si cura: case, uffici, scuole, palestre, autobus, metropolitane, treni o aerei ma anche ospedali solo per citarne alcuni, e rappresenta uno dei principali temi di prevenzione della salute pubblica. Mai come oggi la qualità dell’aria indoor è stata al centro delle attenzioni. Quante volte è capitato di entrare in questi ambienti dicendo: “Che aria pessima che c’è, come fate a pensare qui dentro? Possiamo aprire la finestra?” Abbiamo un grande bisogno di una buona qualità dell’aria indoor. Basta guardare al periodo storico che stiamo vivendo per riconoscere e dare il giusto peso alla qualità dell’aria indoor che influisce in gran parte sulla nostra esposizione all’inquinamento atmosferico. La pandemia ha aumentato la consapevolezza dell’importanza dell’ambiente indoor per la salute ed è fondamentale che questa attenzione non vada persa.

Quanto incide la qualità dell’aria indoor in un ambiente lavorativo e nell’economia?
I risultati delle ricerche ci dicono che le persone si sentono meglio se respirano una buona qualità dell’aria indoor; sia al lavoro che in tutti gli altri ambienti indoor. In parole povere si diventa più efficaci e con prestazioni e risultati migliori in termini di produttività e performance aziendale, Inoltre, diminuiscono sensibilmente anche il numero di giorni di malattia, come hanno dimostrato diversi studi e rapporti, quindi, dovrebbe essere scontato per tutti avere una buona dell’aria indoor ma questa importanza è sicuramente aumentata, ma resta ancora molto da fare. Dimostra che la conoscenza non sempre aiuta a far accadere le cose. Viene vista solo come una spesa, non come un investimento per migliorare la salute di tutti coloro che trascorrono del tempo nell’edificio, dimenticando che la salute rappresenta la vera ricchezza di un’azienda. Più volte parlando con i manager delle aziende questi evidenziano che il costo sostenuto per le risorse umane rappresenta il 90% del loro budget, cifra in gran parte determinata da stipendi e benefit e solo una quota minoritaria per gli immobili e il risparmio energetico. Permane quindi la necessità di un vero cambiamento nel promuove al meglio la qualità dell’aria indoor negli ambienti di lavoro che impatta in modo permanente sulla salute dei lavoratori ovvero sul 90% dei costi. Sembra ovvio dirlo dopo più di tre anni di pandemia, eppure i rapporti tra qualità dell’aria indoor e salute meritano maggiore attenzione. Pertanto, è necessario un approccio integrato responsabile e globale di prevenzione quotidiana dove non va dimenticata un’efficace azione specifica di formazione e sensibilizzazione sui temi della qualità dell’aria che tenga conto in modo più ampio sia dei cambiamenti, delle funzioni e della versatilità degli ambienti chiusi che hanno urgente bisogno di un rinnovamento profondo, sia delle nuove esigenze dei fruitori, sia della gestione sostenibile dell’edificio. È fondamentale che la ricerca sulla qualità dell’aria indoor sia sostenuta in modo efficace in modo che le prove possano essere adeguatamente portate a sostegno delle nuove sfide e dei grandi cambiamenti che il mondo del lavoro sta attraversando.

Qual è la sensibilità italiana su questo argomento?
Ancora prima della pandemia erano tantissime le attività di ricerca, di best pratice e di formazione, sulla qualità dell’aria indoor che cercavano di attirare l’attenzione anche della politica per costruire un piano nazionale alle prese con i determinanti della salute, ma resta ancora molto da fare. Questo è sicuramente il momento di cambiamenti sistemici che rispecchi meglio i bisogni di tutti noi. In questi ultimi tre anni abbiamo fatto passi da gigante anche in Italia sia nella comprensione della tematica che nelle attività pre-legislative visto che la difficoltà maggiore rimane l’assenza di una vera politica nazionale integrata in materia di qualità dell’aria indoor, con uno specifico atto legislativo. Anche il DLgs 81/2008 tuttora risulta non esaustivo e carente di un titolo specifico per gli ambienti indoor (ad es. sia come definizioni, sia come concentrazioni di riferimento sui principali inquinanti per consentire al meglio l’interpretazione dei risultati), per questo motivo, è necessario apportare una revisione e aggiornamento, che deve tener conto delle trasformazioni incorso nel mondo del lavoro, delle attività e degli ambienti indoor, degli aspetti specifici legati alle esposizioni indoor dei cittadini e dei lavoratori, al fine di rafforzare la ricerca di soluzioni di prevenzione e protezione dei rischi per salute.

Dr. Settimo, cos’è per lei il made in Italy?
Può sembrare ovvio ma è sicuramente bellezza, cultura, arte, saperi, creatività, qualità, cura dei particolari, unicità, stile, tradizione e contemporaneità, rispetto delle persone e dei territori, valori speciali delle aziende italiane e dei manufatti che producono. Tutti aspetti che possono trarre in prospettiva importanti benefici e successi anche dalla maggiore attenzione alla qualità dell’aria indoor come opportunità per la crescita delle competenze, rivedere il comportamento dei materiali, l’aggiornamento dei processi produttivi, e l’apertura di nuove fette di mercato.

 

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