“Il Geco e il Girasole” del giovane Francesco Vito Ciaravino

“Il Geco e il Girasole” (G.C.L. Edizioni, 2024) è la nuova raccolta poetica di Francesco Vito Ciaravino, scrittore spezzino classe 2001. Attualmente l’autore frequenta la facoltà di Lettere Moderne presso l’Università di Pisa, e ha inoltre studiato Sceneggiatura presso la Scuola D’Arte Cinematografica di Genova. Nel 2023 pubblica, sempre per G.C.L. Edizioni, la sua opera poetica d’esordio “Combaciarsi”, con la quale si aggiudica il Premio Firenze Giovani. “Il Geco e il Girasole” contiene novantanove struggenti poesie, introdotte da eleganti capilettera figurati; le singole liriche, se osservate nella loro totalità, vanno a comporre una sorta di dialogo in cui due amanti si scambiano le loro impressioni sulla relazione che hanno intrattenuto, e che ora è giunta al termine. In questi componimenti si parla quindi d’amore e di passione ma anche di perdita e di nostalgia; il poeta riflette sul senso di un sentimento che è quasi sempre un rischio azzardato e che può essere portatore di profondo dolore, acquisendo consapevolezza di ciò che lo spinge ad amare, di cosa lo porti, ancora e ancora, a buttarsi testardamente nel vuoto senza paracadute – «Combaciarsi vergine alla natura poi colare a picco nella solita fossa lasciandosi seppellire dalla Terra e i suoi abitanti. Sì, l’ho fatto per estati intere. Poi ho riposato accanto al tuo cuscino ed è maturata in me la fisiologica reazione di ritornare nell’antro risalire e concedermi la vita per la prima volta. Per sempre».

In queste affascinanti poesie l’autore cerca di svelare il mistero del sentimento dell’amore, conscio che sia un tentativo fallimentare; l’amore non si può incasellare, non si può misurarlo col metro della razionalità: solamente con i sensi ci si può avvicinare timidamente all’enigma che porta con sé, accontentandosi solo di intravedere cosa si celi dietro il velo – «Proverò a decifrare il nubifragio sulla montagna la sete l’approdo impaziente e i chicchi di caffè nella spiaggia dorata. Infine, i muri i castelli e gli alberi più strani. Il viaggio per capitarti dentro: incomprensibile». Francesco Vito Ciaravino canta l’amore carnale, l’amore salvifico, l’amore tormentato e l’amore perduto, e allo stesso tempo ci parla della difficoltà di vivere in una realtà sempre meno piena d’amore e di grazia. «Questo mondo è quanto di più crudele si possa concepire», afferma l’autore in una delle sue poesie; eppure, egli conserva la speranza di rivedere la persona amata: per questo motivo, in un gesto straordinariamente romantico, il poeta ci fa sapere di aver riservato la centesima lirica solo agli occhi di chi gli manca, lasciando in noi l’ardente desiderio di conoscerne il contenuto.

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