Con 116.000 visitatori e code che hanno animato le strade del centro storico negli ultimi weekend, la mostra “HOKUSAI” a Palazzo Blu si è conclusa domenica 23 febbraio scrivendo un capitolo indimenticabile nella storia culturale pisana. Un trionfo che ha superato ogni previsione, confermando la capacità di Palazzo Blu di trasformare l’arte in un fenomeno di massa, capace di attrarre non solo gli appassionati, ma anche nuovi pubblici. Con una media di oltre 1.300 ingressi al giorno, l’esposizione dedicata al maestro giapponese Katsushika Hokusai (1760-1849) ha registrato il picco assoluto di visitatori dalla fondazione del museo nel 2007. Tra i dati più significativi:
- 18% di giovani e famiglie, segno di un rinnovato interesse delle nuove generazioni per l’arte orientale.
- 6,5% di visitatori internazionali, con un incremento rispetto alle mostre precedenti, a dimostrazione dell’appeal globale di Hokusai.
- 40% di biglietti venduti online, un dato che riflette l’efficacia della campagna digitale promossa dal Comune di Pisa.
Curata da Rossella Menegazzo, docente di Storia dell’Arte dell’Asia Orientale all’Università di Milano, la mostra ha riunito oltre 150 opere, tra xilografie, dipinti e silografie, provenienti dalle collezioni del Museo Chiossone di Genova, del Museo Orientale di Venezia e da prestigiosi prestiti privati italiani e giapponesi. Il percorso ha esplorato l’eclettismo di Hokusai, padre dell’ukiyo-e (“immagini del Mondo Fluttuante”), mettendo in luce non solo i suoi capolavori iconici – come “La Grande Onda” – ma anche il lavoro di allievi e familiari, tra cui la figlia Oi, artista talentuosa spesso oscurata dal genio paterno.
Un’intera sezione è stata dedicata all’influenza di Hokusai sull’arte europea dell’Ottocento, con parallelismi tra le sue opere e quelle di Monet, Van Gogh e Klimt, e uno sguardo agli artisti contemporanei che ne reinterpretano lo stile in chiave digitale. «Questo successo è frutto di una sinergia decennale», ha dichiarato Simone Todorow di San Giorgio, AD di MondoMostre, ricordando le mostre-icona degli ultimi anni: da Dalí a Modigliani, passando per Escher e Toulouse-Lautrec. Fondamentale il sostegno di Fondazione Pisa e del Comune, che ha trasformato la città in una galleria a cielo aperto con manifesti e installazioni ispirate alle opere in mostra. Cosimo Bracci Torsi, presidente di Palazzo Blu, ha sottolineato: «Hokusai è diventato un simbolo transculturale. La sua arte parla di natura, spiritualità e ricerca della perfezione, temi universali che hanno unito visitatori di ogni età ed estrazione».
Oltre alle visite tradizionali, la mostra ha proposto laboratori per scuole, tour in lingua giapponese e una realtà aumentata per “entrare” nelle opere. L’iniziativa “Hokusai in Famiglia” ha coinvolto oltre 3.000 partecipanti, con attività intergenerazionali che hanno reso l’arte accessibile e divertente. Con quasi un milione di visitatori in dieci anni, Palazzo Blu si conferma un polo culturale di rilievo internazionale. La prossima sfida? «Portare a Pisa mostre che uniscano tradizione e innovazione, mantenendo vivo il dialogo tra Italia e mondo», anticipa Bracci Torsi. Intanto, il successo di Hokusai lascia un’eredità concreta: parte degli incassi sarà destinata al restauro delle opere del Museo Chiossone.
«L’arte è un’onda che non si ferma: ci solleva, ci travolge e ci cambia».
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